davide groppi

luce indipendente

LUCEARTE

4 Agosto 2020

L’arte nella luce, la luce nell’arte.

Pittura come ispirazione, riferimento costante.
Luce teatrale, nata per mettere in scena.
Luce sartoriale, abito su misura per l’opera d’arte.
Illuminazione come sintesi e sottrazione.

Un percorso, una narrazione attraverso la luce che risale all’etimologia stessa della parola “foto-grafia” – scrittura con la luce – per approfondire e comprendere l’importanza del rapporto che lega la Luce di Davide Groppi e l’Arte.

PERCORSO #1 | LA LUCE DI DAVIDE GROPPI E L’ARTE

PERCORSO #2 | ILLUMINARE L’ARTE

PERCORSO #3 | LUCE NELL’ARTE 


LA LUCE NELLE OPERE DELLA COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM DI VENEZIA
Tre podcast realizzati dalla Collezione Peggy Guggenhein di Venezia in collaborazione con Davide Groppi affrontano il tema della luce nell’arte

Il legame profondo e costante tra la luce di Davide Groppi e l’arte moderna e contemporanea ha trovato una sintesi e un suo coronamento nel 2018, anno in cui l’azienda è entrata a far parte di Guggenheim Intrapresæ, il prestigioso gruppo di eccellenze aziendali che sostiene la programmazione e le attività della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Una realtà straordinaria, visitata da più di 380.000 persone all’anno, che raccoglie capolavori di Picasso, Dalí, Magritte, Brâncuși, Pollock, Ernst e – per citare solo alcuni degli italiani presenti nella Collezione – Fontana, Vedova, De Chirico, Basaldella.
Questo legame ha continuato a svilupparsi nel 2019 con l’evento NelBlu, un percorso sensoriale tra luce e arte realizzato alla Collezione Peggy Guggenheim da Davide Groppi e ispirato in particolare a “L’impero delle luci”, straordinaria opera di René Magritte in esposizione permanente al Museo.
Un’opera, quella di Magritte, che rappresenta in maniera plastica e definitiva l’importanza della luce nell’arte e la sua centralità nel creare atmosfere evocative, modificare la realtà, condurre lo spettatore in una dimensione “altra”.

Davide Groppi e Collezione Peggy Guggenheim: una collaborazione nel segno della luce

Oggi torniamo a collaborare con la Collezione Peggy Guggenheim per approfondire un tema a noi particolarmente caro: l’utilizzo della luce da parte dell’artista nella realizzazione della propria opera.
Le tre opere scelte non sono tra le più note della Collezione Peggy Guggenheim, ma rappresentano in modo peculiare il tema della “luce d’artista”. Per farlo, proponiamo tre podcast originali, uno per ogni opera, realizzati da PGC Venezia, che tratteranno in maniera approfondita l’argomento.
Le opere selezionate sono: Finestre aperte simultaneamente 1° parte 3° motivo (1912) di Robert Delaunay, Senza titolo (1953) di Tancredi Parmeggiani, e Ventitré sculture da disegni di Picasso (1964) di Egidio Costantini.

Finestre aperte simultaneamente 1° parte 3° motivo (1912) di Robert Delaunay
L’opera è uno dei “frammenti d’arcobaleno” proposti da Delaunay nella sua serie Finestre, frutto delle conoscenze scientifiche del primo Novecento su luce e colore, parte integrante del percorso artistico dell’autore.
Nelle Finestre la riflessione sulla luce è al centro del lavoro del pittore. Una luce che frammenta la realtà, creando un ritmo cangiante, che costringe l’occhio a spostarsi incessantemente sulla tela alla ricerca di un impossibile punto di riferimento.
“La luce è qui rivelata in tutta la sua verità”, come scrisse Apollinaire, riferendosi proprio all’opera di Delaunay.


 

Senza titolo (1953) di Tancredi Parmeggiani
Tancredi Parmeggiani fu artista precoce e innovativo. Nella sua opera la luce cangiante e caliginosa degli inverni veneziani, l’ispirazione del mosaico bizantino, l’uso kandinskiano del colore portano a un “puntinismo spaziale” iridescente, con cui costruisce solide strutture pervase di luce soffusa, quasi vaporizzata nell’atmosfera.
Una parabola d’artista, quella di Tancredi, presto interrotta dal suicidio del 1964 ma destinata a rimanere unica per la personale declinazione – tipicamente veneziana – degli stili più innovativi del suo tempo.


 

Ventitré sculture da disegni di Picasso (1964) di Egidio Costantini
La trasparenza del vetro lo rende accogliente verso la luce, pronto a riceverla, a farsene formare. L’arte veneziana sembra essa stessa riflettersi nel vetro: pittura di luce, aria, vibrazione di acqua e cielo.
Egidio Costantini, “maestro dei maestri vetrai”, si misura con la modernità della grande arte novecentesca, riportando in vetro i disegni di Picasso, Chagall, Arp e molti altri, in un’iniziativa che Cocteau chiamerà “La fucina degli Angeli”.
Le ventitré opere compongono una serie di sculture ispirata a disegni di Pablo Picasso, personalmente consegnati a Costantini dall’artista spagnolo.


 

Testi di Michele Mingrone