davide groppi

luce indipendente

LUCEARTE

28 Luglio 2020

L’arte nella luce, la luce nell’arte.

Pittura come ispirazione, riferimento costante.
Luce teatrale, nata per mettere in scena.
Luce sartoriale, abito su misura per l’opera d’arte.
Illuminazione come sintesi e sottrazione.

Un percorso, una narrazione attraverso la luce che risale all’etimologia stessa della parola “foto-grafia” – scrittura con la luce – per approfondire e comprendere l’importanza del rapporto che lega la Luce di Davide Groppi e l’Arte.


Percorso #1 | la luce di Davide Groppi E L’ARTE

Percorso #2 | ILLUMINARE L’ARTE

Percorso #3 | luce NELL’ARTE 


Alla ricerca della luce perfetta
“Vestire di luce” un’opera d’arte in occasione di mostre o eventi è, prima di tutto, un onore e un privilegio… ma è anche una grande responsabilità.
Grande è il rischio di falsificare, snaturare, alterare la giusta percezione dell’opera.

Cosa avrebbe desiderato l’autore? Quale tipo di luce valorizzerà al meglio il senso profondo dell’opera?
Quale ne svelerà un dettaglio imprevisto ma fondamentale?
Pensare la luce adatta per l’arte significa conoscere il significato dell’opera, gli intenti dell’artista, scegliere la storia da raccontare e come raccontarla. Una narrazione attraverso la luce che risale all’etimologia stessa della parola “foto-grafia”: scrittura con la luce.

Sottrarre per svelare, nascondere per rivelare
Illuminare l’arte è un lavoro di sintesi. Toglie anziché aggiungere, nasconde al massimo la fonte di luce. Defilandosi, L’oggetto-lampada svela, rivela, lascia il centro della scena all’opera, da cui la luce deve sgorgare, quasi nascesse dal suo interno.
Ogni opera avrà la sua luce perfetta, come un abito su misura, cucito e modellato a mano dal sarto. Per questo ci piace parlare di “luce sartoriale”, personalizzata attraverso la riflessione e la conoscenza. Una luce che sappia cogliere l’attimo della creazione nella mente dell’artista, e restituirla all’occhio che ammira l’opera.
Una luce narrativa e teatrale, ma anche discreta e rispettosa.
Non invasiva ma neppure timorosa, non pretenziosa ma comunque incisiva.
Matrimonio alchemico di contrasti apparenti, pensiero laterale applicato all’arte.

La luce sartoriale di Davide Groppi: qualche esempio
Cogliere l’essenza dell’opera, vestirla di un abito di luce su misura. Scrivere un racconto di luce che abbia l’arte come protagonista. Un racconto che abbia come scopo non solo “mostrare” l’opera ma soprattutto comunicarne l’emozione e l’incanto.
Questa è la missione profonda della luce sartoriale di Davide Groppi. Un obiettivo da raggiungere attraverso l’equilibrio tra luce diretta e luce indiretta, la stretta relazione tra l’opera e il suo ambiente, la ricerca dell’essenziale, l’arte della sottrazione.
Ogni progetto è una nuova storia di luce.

Per esempio, al momento di illuminare l’interno della cupola del Duomo di Piacenza abbiamo cercato il massimo della discrezione e della leggerezza, pensando alla luce come all’ultimo colore della tavolozza eterea del Guercino.

Per la mostra di Mantegna a Mantova abbiamo pensato invece a un’armonia di luce diretta e indiretta, grazie all’utilizzo di superfici riflettenti in grado di replicare e rifrangere la luce al fine di evidenziare dettagli da illuminare dal basso, benché la logistica del luogo obbligasse a installazioni di luce dall’alto.

Una scommessa particolare è stata l’illuminazione dell’appartamento di Vittorio Emanuele II al Castello di Moncalieri nel 2017, dopo il gravissimo incendio che l’aveva gravemente danneggiato. Grazie a un sistema dinamico, con speciali lampade e totem per ambienti, si è cercato di raccontare la storia del luogo svelando al contempo sia il passato che il presente.
Una luce ciclica, in continuo movimento, in grado di rendere sia il dramma dell’oggi che la magnificenza di ieri.

Questi sono solo alcuni esempi della luce sartoriale di cui abbiamo parlato: scelta ogni volta tenendo conto dell’opera, degli intenti dell’artista, del contesto in cui è immersa. Una luce rispettosa dell’arte, che sappia far vibrare le corde più potenti dell’emozione.
Perché il posto della luce è… ovunque sia necessaria. E niente è più necessario dell’arte.

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Testi di Michele Mingrone