davide groppi

luce indipendente

LUCEARTE

20 Luglio 2020

Arte nella luce, la luce nell’arte.

Pittura come ispirazione, riferimento costante.
Luce teatrale, nata per mettere in scena.
Luce sartoriale, abito su misura per l’opera d’arte.
Illuminazione come sintesi e sottrazione.

Un percorso, una narrazione attraverso la luce che risale all’etimologia stessa della parola “foto-grafia” – scrittura con la luce – per approfondire e comprendere l’importanza del rapporto che lega la Luce di Davide Groppi e l’Arte.


Percorso #1 | la luce di Davide Groppi E L’ARTE

Percorso #2 | ILLUMINARE L’ARTE 

Percorso #3 | luce NELL’ARTE 


Luce interna alle opere, che diventa segno di stile dell’artista, dalla luce eterea del Guercino alla rivoluzione caravaggesca, che strappa plasticamente i corpi dal buio con una luce drammatica, profondamente teatrale.
Ma anche luce come lama, taglio della tela, in Fontana, esplosione di iridescenze in Kandinsky, luce pittorica a illuminare i paesaggi metafisici di De Chirico, luce che si moltiplica e si rifrange, riflessa negli specchi d’acqua di Monet e di Canaletto.

La luce inonda, accarezza.
Sottolinea, esalta e svela.

Dà profondità e intensità a sguardi, silenzi, parole, in una continua arte di seduzione.
Nella dualità eterna luce/tenebre si nasconde il senso stesso dell’esistenza, la dicotomia tra il bene e il male, il tempo del lavoro e il tempo del riposo, la gioia e la tristezza.

L’arte è sempre stata complice e compagna del lavoro di Davide Groppi.
Il suo modo di “pensare la luce” è una continua riflessione sulle opere dei più grandi artisti, con l’obiettivo di realizzare un percorso emozionale in grado di rivelare punti di vista inediti, angoli imprevisti, dettagli sorprendenti.

L’ispirazione alla luce teatrale e drammatica di Caravaggio, una luce cinematografica, foto-grafica, con i personaggi che sembrano uscire con forza dal buio, è stata sviluppata da Davide in “Luce nel piatto”.
La luce rende il tavolo del ristorante un palcoscenico, una mise-en-scene, un luogo di incontro e seduzione, l’unione tra il senso della convivialità e la bellezza.
La luce è in scena, diventa un ingrediente del piatto. 
La cena diventa esperienza completa, emozione multisensoriale.


Lampada Ovonelpiatto – Progetto Ristorante Le Calandre, Rubano

I colori di Picasso si manifestano con “Pablo”, una tela di luce che diventa opera in sé, ribaltando il concetto stesso di illuminazione: la lampada illumina se stessa, si fa quadro, diventa oggetto d’arte e contemplazione.

In “Masai”, ispirata alle “figure sottili” di Alberto Giacometti, si arriva a un’ideale chiusura del cerchio: la sfida, in questo caso, è illuminare l’arte.
Una luce destinata a valorizzare opere di pittura e scultura non deve essere protagonista, ma comprimaria generosa, mettersi al servizio dell’opera. “Masai” è un filo teso, leggero, una linea quasi invisibile che offre una luce delicata, discreta, laterale.

Con “Masai” entra nell’opera di Davide Groppi anche la profonda riflessione sui concetti spaziali di Lucio Fontana, un artista che ha liberato una nuova dimensione dell’arte, quella che va al di là del quadro, verso un altrove ignoto e affascinante.
Da qui è iniziato un continuo lavoro di sottrazione, di smaterializzazione dell’oggetto lampada fino ad arrivare a renderlo quasi assente, fonte di luce imprevista, enigma luminoso che svela senza rivelarsi.
Come Infinito”, solo una traccia, una scheggia di pura luce, un’astrazione, un nastro sottilissimo che taglia lo spazio, o Nulla”, forse il punto di arrivo ideale di questo percorso, in cui la fonte, la lampada, semplicemente, scompare, diventa un semplice punto nello spazio, lasciando la scena a una danza luminosa di ombre vibranti, bagnate da una luce incantata.


Lampada Pablo – Design Davide Groppi 2015


Lampada Masai – Design Maurizio Mancini 2015


Lampada Infinito – Design Davide Groppi 2016

Testi di Michele Mingrone